Quello degli Ahab è forse il nome simbolo del funeral, nonché forse quello più importante nell’economia del genere, tra quelli emersi nel nuovo millennio. La band è nata nel 2004 sulla spinta di Chris Hector e Daniel Droste, all’epoca chitarristi dei Midnattsol, band symphonic folk in cui la vocalist era una giovanissima Carmen Elise Espenæs, sorella della più nota Liv Kristine; appare evidente quindi come ai due certe sonorità stessero abbastanza strette, essendo naturalmente orientati al versante più oscuro e meno etereo della musica. Il nome prescelto per la nuova band era Ahab, il nome del Capitano ossessionato dalla balena bianca e protagonista del famoso romanzo scritto da Herman Melville nel 1851, e questo moniker, nel corso degli anni, assumerà un peso ben più significativo anche nell’economia del sound e delle liriche, visto che l’elemento acquatico rimarrà sempre una costante nei concept della band tanto che gli stessi protagonisti finiranno per autodefinirsi autori di un Nautik Funeral Doom. Con l’ausilio del bassista Stephan Adolph, Hector e Droste realizzano in quello stesso anno il primo singolo The Stream, brano contenuto anche nel successivo demo The Oath, pubblicato nella primavera del 2005, un lavoro ancora nella norma ma che fa già intuire il potenziale nelle corde della nuova band del Baden-Wutterberg. Infatti, il primo full length The Call Of The Wretched Sea (2006) porta gli Ahab su un piano ben superiore tanto da attirare l’attenzione di un’etichetta importante come la Napalm Records, inaugurando un sodalizio che dura tutt’oggi (cosa non così usuale, a ben vedere). L’album viene considerato da gran parte degli addetti ai lavori uno dei capisaldi del genere, anche per la perfetta sintonia raggiunta nella trasposizione musicale del concept acquatico. I suoni appaiono infatti allo stesso tempo liquidi come l’elemento cardine dell’opera e opprimenti come una massa oceanica, ora placidi come uno specchio d’acqua privo di increspature, ora furioso come un mare in tempesta. Gli Ahab riescono a farci salire a bordo della baleniera Pequod, consentendoci di osservare quali spettatori privilegiati l’eterna e impari lotta tra l’uomo (il Capitano) e la natura (Moby Dick), ma anche tra il bene e il male, volendo assecondare gli intenti di Melville, attraverso la bellezza straziante e dirompente di una serie di brani lunghi ma non prolissi e sufficientemente ricchi di melodia e variazioni sul tema come Below The Sun, Old Thunder e The Hunt (eredità del demo), solo per citare i picchi rinvenibili in oltre un’ora di funeral doom al massimo livello.

2006 – Napalm Records