Quello dei My Shameful è un nome in circolazione già da diversi anni, trattandosi di una band con all’attivo ben quattro album di buona fattura usciti nel periodo 2003-2008, una frequenza a ben vedere piuttosto insolita per chi si muove in territori tutt’altro che frenetici come quelli del funeral death doom. Dopo un silenzio durato cinque anni e con un pesante rimpasto in line-up, i nostri si ripresentano sotto forma di duo, con il fondatore ed unico superstite della formazione originaria, il finlandese Sami Rautio, a occuparsi di tutti gli strumenti e delle parti vocali, coadiuvato dal drummer tedesco Jürgen Frohling. Il sound dei My Shameful, senza riservare particolari sorprese, si dimostra comunque sempre all’altezza della situazione, grazie a un’alternanza piuttosto efficace tra brani più atmosferici e altri dall’andamento gelido, quasi sferzante. Infatti, se Survive Through Tomorrow è una traccia dotata di una bella melodia chitarristica, la successiva e lunghissima Sick of All This Weakness mette in mostra diverse sfaccettature compositive, oltre al tentativo, riuscito solo in parte, di non appiattirsi eccessivamente sui consueti modelli compositivi. This Is The Last Stand si sposta su territori più melancolici affini agli Officium Triste, mentre Frozen Soil amplifica quella caratteristica del songwriting di Rautio che rende Penance un lavoro intriso più di una rabbia sorda che non di cupa rassegnazione; del resto, sia Road To Ruin sia No One Will Come, quest’ultima nonostante una lunga introduzione semi acustica, conservano appieno questi tratti che, alla fin fine, si rivelano comunque una peculiarità insita nel lavoro. I My Shameful, pur senza rinunciare ai tratti più malinconici del genere, preferiscono reagire al dolore riversando nella musica un astio dal retrogusto amarognolo piuttosto che crogiolarsi nell’autocommiserazione, riuscendo a produrre un disco di funeral death doom senz’altro riuscito, anche se non collocabile in assoluto tra i migliori usciti negli ultimi tempi.   

2013 – Autoprodotto