The Roving Magpie è il progetto acustico, all’insegna di un affascinante dark folk, di Peter, musicista mantovano conosciuto anche per il suo operato con Vollmond e Blaze Of Sorrow.
La definizione di folk magari è utile soprattutto per fornire un’idea di massima, dato che qui siamo in presenza di una serie di brani dall’impronta cantautorale, sia pure rivestita di un’aura particolarmente oscura, e caratterizzati da un timbro vocale che può riportare alla mente un cantore maledetto come Serge Gainsbourg o ancor meglio Leonard Cohen.
Ma, al di là dell’affascinante gioco dei rimandi, che ci spinge inevitabilmente a rispolverare anche il Nick Cave più introspettivo, Seven Sad Songs tiene fede al titolo proponendo una serie di bellissime canzoni caratterizzate da una rara intensità emotiva, con la voce da crooner di Peter ad appoggiarsi su tappeti di chitarra acustica e tocchi di tastiera minimali, la combinazione ideale per attrarre irrimediabilmente le più malinconiche tra le anime all’ascolto.
Il lavoro ha il pregio di non indulgere su un unico schema compositivo e così, insieme a brani dalla struttura propriamente folk, troviamo la scarna desolazione trasmessa da tracce come The Rime Of The Drunken Rook o Weeping Willow, anche se il punto più alto lo si rinviene negli ultimi due brani, la magnifica The Last Song, al penultimo posto in scaletta nonostante l’ingannevole titolo, e la conclusiva Thulean Chant: nella prima la voce, se possibile dai toni più cupi del solito, si accompagna a preziosi arpeggi acustici e e lievi pennellate tastieristiche, mentre nella seconda prevale un’impronta più dark, anche per il tono utilizzato da Peter che in questo caso va a scomodare il Peter Murphy solista.
Un disco bellissimo, di rara profondità, dall’indubbio valore artistico e, quasi superfluo rimarcarlo, rivolto a un novero piuttosto ristretto di ascoltatori.