2014 – Autoprodotto

Se è vero ogni nazione di solito è depositaria di uno o più generi musicali peculiari, il suolo britannico, oltre a essere la patria di nomi che è inutile citare, è indubbiamente terreno fertile per la nascita di band dedite al gothic doom. È chiaro che la triade formata da My Dying Bride, Anathema e Paradise Lost, oltre a restare ineguagliabile e, per certi versi anche inavvicinabile, ha in qualche modo marcato il territorio e se ha ispirato miriadi di band in tutto il globo, figuriamoci quale possa essere stata l’influenza nei confronti delle giovani band britanniche. Nonostante questo, in tempi recenti (e forse anche tornando qualche annetto più indietro) non mi vengono in mente molte altre realtà capaci di riproporre con la stessa materia una mirabile sintesi delle caratteristiche dei loro maestri come hanno fatto i Twilight’s Embrace. La band di Nottingham, infatti, al suo esordio su lunga distanza, si presenta sulle scene spazzando via in un colpo solo decine di volenterosi epigoni della suddetta triade. Unire il senso melodico degli Anathema con il decadente romanticismo dei My Dying Bride e le progressioni chitarristiche dei Paradise Lost é possibile, i Twilight’s Embrace sono qui a dimostrarcelo senza neppure rischiare di cadere nel plagio. Chiaro che se certe band non fossero mai esistite questi ragazzi suonerebbero tutt’altro, ma la storia musicale, passata e recente, insegna quanto non sia sufficiente copiare bene per produrre dei buoni dischi, bensì sia necessario metterci molto del proprio a livello di talento e di sensibilità musicale. E i Twilight’s Embrace queste doti le posseggono a sufficienza, a partite dalla voce di Andrew Walmsley, capace di esibire un growl convincente quanto la voce pulita, molto evocativa e non a caso piuttosto simile a quella di Felipe Plaza dei Procession, specie nei frangenti più stentorei, e il resto della band, a partire dal chitarrista Dan Snowdon (che purtroppo, per motivi di lavoro, ha abbandonato la band dopo aver terminato la registrazione del disco), capace di imbastire a getto continuo partiture melodiche di rara bellezza che vanno a incastonarsi in un tessuto sonoro sovente piuttosto robusto. Difficile raccontarvi qualcosa sui singoli brani, che sono tutti di eccellente livello e ugualmente fondamentali per la riuscita del disco, tanto che il farlo risulterebbe solo la stucchevole ripetizione dei pregi che li contraddistinguono. Faccio un’eccezione per l’opener The Dry Land, che svela senza alcun indugio le coordinate stilistiche della band, per Fragments, riconducibile alla faccia migliore dei Lost più malinconici e per la meravigliosa title-track, che aggiunge agli ingredienti già conosciuti quelle sfumature epiche che consentono ai Twilight’s Embrace di chiudere l’album come meglio non avrebbero potuto. By Darkness Undone è un esempio di gothic death doom suonato con competenza, talento e passione e se non porta con sé alcun elemento di novità, pazienza, io me sono fatto ampiamente una ragione, cosa che mi permette di godermi senza alcuna remora questo splendido album inciso dalla band di Nottingham.