Hands Of Orlac – Figli Del Crepuscolo

Band nata e sviluppatasi a Roma, a seguito del trasferimento in Svezia nel 2012 da parte dei membri fondatori The Sorceress e The Templar gli Hands Of Orlac oggi non si possono più definire a pieno titolo una realtà italiana, tanto più visto che gli altri tre musicisti in line-up provengono appunto dalla nazione scandinava.
In effetti questo è solo un dettaglio statistico, perché ciò che realmente importa è la qualità della musica composta e suonata da un gruppo che, con quest’ultimo album, sviluppa ulteriormente il proprio occult- heavy doom innalzandolo fino a un livello di assoluta eccellenza.
Anche se la particolare voce della sacerdotessa The Sorceress potrebbe indurre istintivamente a incasellare gli Hands Of Orlac nel segmento stilistico comprendente Blood Ceremony, The Wounded Kings o, addirittura, Jex Thoth, in realtà aspetti peculiari quali un uso molto particolare del flauto e un immaginario riconducibile invece a film e sceneggiati degli anni ‘60 dalla matrice horror (come l’omonima pellicola dalla quale traggono il moniker), rendono indubbiamente questo tipo di proposta per nulla derivativa.
Se la base del sound, come detto, è il doom, non mancano riferimenti alla scuola prog italiana e neppure diversi slanci che mostrano una certa devozione nei confronti dell’heavy metal più classico (emblematico il finale di A Ghost Story) a testimoniare una certa versatilità.
Figli Del Crepuscolo, album che, nonostante il titolo, è cantato interamente in inglese concedendo le uniche parti in italiano ai samples tratti da spezzoni di film d’epoca, vive molto più di suggestioni che di mera esibizione di tecnica, così come il genere suonato richiede; The Sorceress guida il rituale sia con la sia voce evocativa sia con il flauto che conferisce un ulteriore sapore antico a brani che, pur non essendo troppo diretti, conquistano piuttosto velocemente l’attenzione, mentre la chitarra solista si erge sovente a protagonista grazie a fasi soliste lineari ma di grande efficacia.
Da Last Fatal Drop fino a Mill Of The Stone Women, peraltro a mio parere anche i due brani migliori, è tutto un susseguirsi di suoni che si collocano agli antipodi di qualsiasi modernismo, resi credibili da una competenza e una genuinità fuori discussone nel proporre sonorità che probabilmente non daranno agli Hands Of Orlac la fama ma arricchiranno gli appassionati di generi musical ben radicati nell’ultimo trentennio del secolo scorso.