Per commentare un album come quello dei Northumbria per una volta è bene partire da un aspetto troppo spesso sottovalutato come la copertina.
La musica del duo canadese, attivo con questo moniker dal 2011, si sposa infatti alla perfezione con l’immagine che ci rimanda a distese desolate sovrastate da un cielo che plumbeo che, a seconda dello stato d’animo con il quale lo si osserva, pare promettere una pioggia torrenziale oppure far presagire un’improvvisa schiarita.
Un situazione quindi foriera di qualsiasi evoluzione, proprio come il sound dei Northumbria, minaccioso a tratti ma capace anche di stemperarsi melodicamente su coordinate quasi frippiane (The Ocean Calls Us Home)
L’ambient drone dei Northumbria ha, infatti, il grande pregio di non rappresentare una serie di suoni messi assieme tanto per saturare il minutaggio previsto, ma rappresenta invece un flusso costante che delinea paesaggi di mondi misteriosi, nei quali l’apparente serenità emanata dal sound può lasciare spazio poco dopo a un soffuso senso di inquietudine.
Jim Field e Dorian Williamson con Bring Down The Sky trasportano questo genere musicale su un livello ben più elevato di quanto avviene solitamente (con il contributo in fase di registrazione del “guru” James Plotkin) e i quasi tre quarti d’ora lungo i quali il lavoro si sviluppa scorrono in maniera fluida senza annoiare.
Musica per l’anima e per la mente.