C’è decisamente qualcosa che non quadra dopo aver ascoltato questo ep dei sardi Apneica, e non sto parlando della qualità del lavoro che, come vedremo, è assolutamente al di sopra della media, ma del fatto che finora ben pochi paiono essersi accorti del potenziale enorme di questa band. Probabilmente il fatto di non essere supportati da una label o da qualche agenzia che curi la promozione dell’ep influisce non poco al riguardo, e questo è un vero peccato, visto che ho perso il conto delle band che non valgono un’unghia degli Apneica e che, nonostante questo, vivacchiano sotto le comode ali protettive di etichette anche di un certo nome. Così, chi si attende di dover ascoltare un prodotto artigianale o ancor peggio, raffazzonato, si ritrova folgorato da un primo brano come Alba Artificiale che, in qualche modo, smentisce parzialmente l’etichetta death doom che accompagna i ragazzi di Sorso: personalmente ritrovo anche un notevole influsso del post metal più nobile, che sposta il sound verso lidi per certi versi inconsueti, ma forse più consoni ai quei mondi alieni descritti dalle ottime liriche rigorosamente in italiano. Anche se lo stile della band del sassarese è sicuramente molto personale (e in un genere come questo, credetemi, è tutt’altro che scontato riuscirci) il primo nome che mi viene in mente a livello di contiguità stilistica è un altra giovane realtà nostrana, ovvero i bresciani (EchO). L’ottima alternanza tra growl e voce pulita esibita da Ignazio Simula è l’ideale mezzo espressivo per assecondare le doti compositive di Alessandro Seghene, mastermind del gruppo e impeccabile chitarrista; il passaggio da progetto solista a band a tutti gli effetti è coinciso con l’approdo a sonorità più focalizzate rispetto al death doom sperimentale e strumentale contenuto nel lavoro auto intitolato uscito nel 2011, risultato a cui ha contribuito ovviamente anche la coppia ritmica costituita da Francesco Pintore (basso) e Luigi Cabras (batteria). In effetti, questa differenza è riscontrabile ascoltando proprio il brano di chiusura, la title track, uno strumentale perfettamente eseguito e di indubbia qualità al quale, però, l’assenza del contributo vocale che ci aveva accompagnato nei primi venti minuti dell’ep, finisce per non rendere del tutto giustizia. Assenza Di Gravità e In Orbita, infatti, sono altre due tracce dall’enorme impatto e non c’è dubbio che il growl del buon Ignazio contribuisce a inasprire i suoni tanto quanto la sua voce pulita ne ingentilisce i tratti, evitando così che il sound assuma connotazioni interlocutorie. Se Pulsazioni… Conversione rappresentava una sorta di test voluto da Alessandro per verificare la resa degli Apneica in questa loro nuova veste, direi che gli esiti sono andati ben oltre le più rosee aspettative: il lavoro è un vero proprio gioiello che deve finire al più presto sulla scrivania di qualche label lungimirante (e in Italia ce ne sono, sicuramente) in grado di aiutare i nostri a raggiungere, con la loro musica, più persone possibili anche al di fuori dei confini nazionali, laddove la ricettività verso questo tipo di suoni è di gran lunga superiore.

2014 – Autoprodotto