Grieving Mirth – Calamitosvs Omine

Disco d’esordio per i Grieving Mirth, band fondata da un messicano (Abomination) e uno statunitense (Adversor, all’opera anche nei validi doomsters Nethermost) che hanno scelto come vocalist D.H., italiano di stanza a Londra.

Questa particolare, ma oggi non più così rara, commistione di culture produce un lavoro in cui il black metal viene espresso in una delle sue forme più elevate.
I testi misantropici e rabbiosi interpretati con grande intensità nella nostra lingua da D.H., sono il fulcro cui si stende un tessuto musicale nel quale prevale un’impronta dolorosa e drammatica, dove convergono influssi depressive e post metal.
Pur trattandosi sempre di un album di matrice black, i ritmi si mantengono, salvo qualche accelerazione, su velocità medie, laddove ciò che si rivela realmente parossistico è invece l’impatto lirico, tramite il quale viene vomitata sull’ascoltatore ogni bruttura e bassezza che l’umana psiche è in grado di partorire.
Il fatto di poter godere dei testi senza alcuna mediazione ce li rende ovviamente molto più efficaci, consentendoci così di immedesimarci nell’essere reietto e disgustoso che D.H. ha mirabilmente raffigurato con i suoi testi.
Nella sua mezz’ora scarsa Calamitosvs Omine ci tine inchiodati alla poltrona, sommersi dalle nefandezze umane propinate da un grido di dolore ora rabbioso, ora disperato, inframmezzato talvolta da brevi parentesi con voce pulita (Optio) o recitata (Abuso).
I due musicisti residenti sulle sponde opposte del Rio Bravo producono un tessuto sonoro dall’aura tragica, che funge da ideale palcoscenico per la messa in scena del racconto tragico nel quale l’esile moto di pietà, evocato dal racconto del protagonista in Malaugurio, Indelectatvs e Optio, si trasforma progressivamente nell’odio ed nel disgusto che trovano il loro culmine nelle conclusive Mille Facce e Abuso.
Quest’opera prima dei Grieving Mirth va ascoltata tutta d’un fiato, lasciandosi sommergere da un flusso musicale di rara intensità e da un impatto lirico esasperato, per un risultato finale affascinante e disturbante allo stesso tempo.