2015 – Solitude Productions

Secondo album per i russi Mare Infinitum che danno, così, un seguito al riuscito esordio del 2012, Sea Of Infinity.

Già dall’opener The Nightmare Corpse-City Of R’lyeh si può constatare che qualcosa è cambiato nel sound della band moscovita: infatti l’ortodosso death doom dell’esordi viene qui arricchito da una stentorea voce pulita, a opera di Ivan Guskov, che fa il paio con il consueto ottimo growl di Andrey Karpukhin (A.K. iEzor – Abstract Spirit e Comatose Vigil, uscito dalla band dopo la registrazione dell’album), mentre le atmosfere, proprio in concomitanza con le aperture vocali si fanno anch’esse più terse, assumendo sembianze quasi epiche.
Il progetto è come sempre condotto da Georgiy Bykov (Homer), il quali si occupa di tutta la parte strumentale e, indubbiamente, la maggiore varietà conferita alle sonorità death doom denota una crescita esponenziale delle doti compositive di questo musicista.
I tre anni intercorsi tra un album e l’altro sono stati quindi ben spesi, a giudicare dai risultati ottenuti: Alien Monolith God è, infatti, un lavoro davvero eccellente nel suo districarsi tra i mortiferi e cadenzati riff e le improvvise quanto ariose aperture melodiche.
Il disco risulta così avvincente in ogni suo passaggio senza sacrificare nulla dal punto di vista dell’impatto emotivo e neppure risentendo di una durata che va a sfiorare l’ora.
Nessuno dei cinque brani mostra la corda, andando a comporre un monolite sonoro inattaccabile sotto l’aspetto qualitativo; chiaramente l’impronta tipica della scena doom moscovita è sempre ben presente, come è normale che sia quando ci si muove in un ambito nel quale le band e i musicisti sono piuttosto coesi e portati quindi alla reciproca collaborazione.
Una menzione particolare la meritano comunque la lunghissima e cangiante title-track e l’evocativa traccia di chiusura The Sun That Harasses My Solitude, conclusione degna di un disco impeccabile che darà sicura soddisfazione agli amanti del genere.