Nel novembre dell’anno scorso avevo avuto l’occasione di parlare di un interessante progetto solista denominato The Child Of A Creek, creatura musicale di Lorenzo Bracaloni.

All’epoca i dischi presi in esame erano stati ben due: il primo , Quiet Swamps, andava a tastare i territori del neo folk in una forma molto personale, mentre il secondo, Hidden Tales And Other Lullabies, vedeva il nostro cimentarsi in una manciata di brani ambient dall’ampio respiro melodico.
Proprio da quest’ultimo lavoro prende le mosse Fallen, nuova espressione musicale del buon Lorenzo che, con Secrets Of The Moon, regala agli ascoltatori un lavoro capace di riportare ai fasti di un tempo le sonorità che, nel secolo scorso, furono portate alla ribalta dalla florida scena teutonica (parliamo quindi di Klaus Schulze, Tangerine Dream e Popol Vuh, tra gli altri).
Mi preme far capire quanto la forma ambient in questo disco appaia lontana anni luce dalle espressioni più minimali e cervellotiche che il genere in questione tropo spesso offre: qui ogni brano è dotato di una struttura melodica portante che, se per sua natura tende a reiterarsi, si rivela sempre e comunque gradevole e avvolgente e quindi del tutto provvista di un’autonomia musicale svincolata dall’eventuale utilizzo di supporti visivi.
Nonostante si spinga molto vicino all’ora di durata, Secrets Of The Moon non mostra mai la corda e bandisce ogni forma di noia, anche se è implicito il fatto che chi non è avvezzo a sonorità di questo tipo potrebbe non trovarsi d’accordo con questa mia affermazione.
Eppure bisognerebbe ogni tanto provare a fermare la nostra folle corsa quotidiana, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare da note limpide, eteree, capaci di raggiungere le pieghe più nascoste del nostro spirito, facendoci recuperare quella sensibilità nei confronti dei piccoli particolare e di tutto ciò che, circondandoci quotidianamente, finisce per apparire banale e scontato nonostante la sua oggettiva bellezza.
Una morbida base elettronica che si stende su un soffuso tappeto percussivo: questo è a grandi linee ciò che ci si deve attendere dal lotto di brani compresi in questo magnifico album: Golden Dust e Ravenhand vi stupiranno per la loro eterea bellezza, Cosmos già dal titolo fa capire quanto l’autore sia devoto cultore di quella Kosmische Musik (sentite come questa definizione in lingua madre suoni più solenne rispetto all’orrendo “krautrock”) della quale i musicisti poc’anzi citati sono stati i numi tutelari, e At The End Of The World chiude il lavoro così come aveva preso avvio con la title track, lasciandoci in eredità solo gradite vibrazioni positive.
L’inevitabile gioco dei rimandi mi ha portato a riscoprire dischi che avevo acquistato quand’ero decisamente più giovane, in particolare Cluster & Eno, primo frutto della collaborazione tra il genio britannico e il duo formato dai musicisti tedeschi Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius, a conferma che questo primo lavoro targato Fallen possiede anche un discreto potere taumaturgico: un buon motivo in più per lasciarsi cullare dalle note di Secrets Of The Moon.