Secondo album per la one man band ucraina Luna, della quale abbiamo già parlato in occasione sia del full length d’esordio sia dell’ep uscito non troppo tempo fa. Dopo aver sperimentato qualcosa di diverso in quell’occasione con buoni risultati, DeMort è tornato in toto alle sonorità dedite a un funeral atmosferico devoto in maniera fin troppo eccessiva agli Ea.
Come in quel frangente, infatti, il nuovo lavoro vive delle stesse contraddizioni: atmosfere evocative guidate per lo più dalle tastiere che ricalcano in maniera fedele, pur se con la dovuta competenza, quel tipo di sound.
Due soli brani, interamente strumentali, per circa un’ora complessiva di durata, che costituiscono pur sempre un’esperienza gradevole per chi ama queste sonorità, lasciano in eredità, purtroppo, la sensazione d’avere ascoltato un buon surrogato di una delle band più particolari dell’intera scena doom, piaccia o meno.
Tutto ciò, quindi, mi costringe a replicare a grandi linee il giudizio fornito in occasione di Ashes To Ashes anche se, dal raffronto, emergono sensibili passi avanti sia sotto l’aspetto esecutivo sia per quanto riguarda quello compositivo, che appare decisamente meno essenziale.
Credo che DeMort, se vorrà provare a ritagliarsi uno spazio più importante, dovrà cercare di personalizzare ulteriormente il sound, magari provando a inserire anche le parti vocali, altro elemento in grado di apportare a sua volta una certa varietà, quand’anche dovesse essere utilizzato con parsimonia.

2015 – Solitude Productions