Chi pensava che il relativo ammorbidimento del sound degli Ahab, rinvenibile in The Giant, avrebbe aperto un nuovo corso nella storia della band non trova riscontri nel singolo Like Red Foam (The Great Storm) pubblicato nel 2015: le sonorità smussate del full length vengono ribaltate da un approccio quanto mai ruvido, con un Droste molto vicino per timbrica al Jan-Chris De Kooier dei Gorefest nella loro ultima parte di carriera e un sound nervoso, sia pure non scevro delle consuete melodie chitarristiche. E il nuovo album The Boats Of The Glen Carrig conferma nel complesso una sorta di ritorno a umori più ruvidi e oscuri, anche se non così diretti come apparso nel singolo (che, come spesso accade, non è quasi mai esaustivo del reale contenuto dell’album di cui andrà eventualmente far parte): l’opener The Isle si rivela emblematica in tal senso, con una forbice però più allargata tra sfuriate e passaggi più morbidi. Il nuovo album prende il titolo dal romanzo omonimo di William Hope Hogsdon (nella versione italiana diviene Naufragio Nell’Ignoto) che narra le vicissitudini a bordo di due scialuppe alla deriva nel Mar dei Sargassi del protagonista e dei superstiti al naufragio della Glen Carrig. Nel complesso il lavoro si dimostra una sorta di ideale punto d’incontro tra gli Ahab degli esordi e quelli di The Giant: una sintesi che soddisfa appunto sia gli estimatori della prima ora sia quelli che hanno apprezzato la svolta più intimista di quell’album. In aggiunta a quanto già detto va rimarcato che la Napalm Records pubblica The Boats Of The Glen Carrig in diversi formati: a parte la versione standard, in tutti gli altri è presente la bonus track The Light In The Weed (Mary Madison), che spinge il lavoro al di sopra della canonica soglia dell’ora di durata, ma addirittura nel formato Boxed Set (cd + vinile 7”) si trova l’inattesa cover di The Turn Of A Friendly Card, una delle canzoni più note di Alan Parsons. Questo, che può sembrare solo un dettaglio, è in realtà la conferma dell’ampia cultura musicale degli Ahab e il simbolo della loro costante ricerca di forme espressive mai scontate, pur senza debordare al di fuori dei canoni del genere.

2015 – Napalm Records