I greci The Temple, dopo una lunghissima pausa successiva alla loro nascita risalente al 2005, arrivano al full length d’esordio con il loro doom dai tratti epici, come si conviene a chi proviene dalla terra ellenica, intrisa di storia come forse nessun’altra. La matrice mediterranea dei musicisti si rifà quindi alla tradizione del genere così come viene suonato sulle sponde del Mare Nostrum (vedi gli italiani Doomsword e i maltesi Forsaken, anche se con sfumature differenti) pur mantenendo ben salde le proprie radici che affondano in band seminali come Solstice e Candlemass.
L’album così si snoda in maniera molto essenziale ma non di meno efficace: da ogni sua nota trasuda sincerità e autentica passione per un genere che, del resto, solo un visionario potrebbe pensare di suonare oggi per un mero interesse economico (tanto più se lo si fa a Salonicco, ma non è che a New York o a Londra le cose cambino poi molto).
Dopo un inizio piuttosto convenzionale, con la discreta The Blessing, Forevermourn cresce gradualmente e già la successiva Qualms In Regret si segnala come uno dei picchi del lavoro, grazie a melodie lineari, forse già sentite, ma ugualmente coinvolgenti. Attenzione, però, semplicità non è sinonimo di banalità: i The Temple sono buoni musicisti e non disdegnano passaggi più elaborati e fraseggi riflessivi, come avviene nell’ottima Death The Only Mourner, ma è evidente che il meglio arriva quando il pathos si compenetra in maniera naturale con la struttura metallica.
In tal senso si rivela esemplare la monumentale Until Grief Reaps Us Apart, brano di oltre dieci minuti posto in chiusura, che fonde in maniera mirabile il mood epico e malinconico con la pesantezza di un sound che regala riff pachidermici più ancora che nel resto del lavoro.
Forevermourn è un album affascinante, con le sue sonorità senza tempo (che forse qualcuno definirà anacronistiche, ma non è un problema nostro) volte e perpetuare la tradizione di un sottogenere che continua a sfornare band e dischi di ottimo livello, in barba al suo pressoché inesistente appeal commerciale.

2016 – I Hate Records