2016 – Hypnotic Dirge Records

Ritroviamo i russi Negative Voice qualche anno dopo l’esordio su lunga distanza, Infinite Dissonance, che ne aveva messo in luce le potenzialità in qualità di band autrice di un death doom melodico di grande prospettiva.

Oggi il gruppo si ripresenta con diverse novità: infatti, oltre a essere diventato un quartetto con l’ingresso del bassista di Alex Nikolskiy ad affiancare Evgeniy Loginov (voce e chitarra), Andrey Samsonov (chitarra) e Konstantin Pavlov (batteria), spicca quale elemento di discontinuità con il recente passato un sound meno dipendente dai modelli che emergevano in maniera decisa nel precedente lavoro (Daylight Dies) per spingersi verso lidi post metal e progressivi, andando a collocare i moscoviti su un piano simile, pur sempre con differenze sostanziali, agli attuali compagni di etichetta (Echo).
Questa parziale metamorfosi arriva tutto sommato inattesa visto che le parziali deroghe all’ortodossia del death doom melodico non facevano, comunque, presagire uno spostamento così deciso verso sonorità più eteree e progressive, nel senso lato del termine; la cosa più importante è comunque il fatto che questa “muta” si compie tramite un’esibizione sempre fluida ed impeccabile.
Se permane una certa drammaticità di fondo, la componente melodica si sviluppa prevalentemente nei passaggi in clean vocals sovrapposti, per lo più, a suoni rarefatti ed è proprio l’alternanza con le sempre presenti progressioni di matrice death doom a donare all’album il brillante eclettismo che lo rende meritevole di attenzione.
Ed ecco così che Cold Redrafted regala tre quarti d’ora di musica evoluta, nervosa e melodica allo stesso tempo, dove i numi tutelari divengono gli Opeth piuttosto che i campioni del death doom: una scelta che in un primo tempo potrà spiazzare gli appassionati di quest’ultimo genere ma che, dopo diversi ascolti, troverà inevitabile condivisione alla luce della qualità espressa dalla band russa.
Nightmare Everlasting e Lighthouse sono i brani in cui i Negative Voice riescono a far convivere al meglio le due anime, ma tutto sommato l’intero lavoro si mantiene su livelli molto simili, evidenziando peraltro proprietà esecutive che consentono loro di spingersi in passaggi impegnativi dal punto di vista tecnico senza uscirne ridimensionati.
Un disco riuscito che, se ci fa perdere un potenziale band di primo livello in ambito death doom, ce ne fa acquisire una nuova di zecca in grado di produrre un sound relativamente fresco e sicuramente stimolante.