Long Shadows è il primo full length per Old Graves, progetto solista del musicista canadese Colby Hink. Chi apprezza quella variante atmosferica e struggente del black metal nella quale in molti si cimentano, spesso con ottimi risultati (in Italia ricordiamo Chiral, mentre a livello assoluto non si può non citare l’ultimo magnifico lavoro targato ColdWorld), non potrà che trovare soddisfazione in questa cinquantina di minuti in cui un sentore malinconico aleggia anche nei momenti apparentemente più aspri.
Niente di nuovo, certo, ma il tutto viene eseguito con competenza e soprattutto, una notevole ispirazione, in grado di rendere ogni passaggio del lavoro funzionale all’esito finale.
L’opener Sumas è sufficiente per farci innamorare di questa nuova realtà proveniente da oltreoceano, in particolare da un Canada che si rivela terra particolarmente fertile allorché si ricercano sonorità di questo tipo, forse anche in virtù della maestosità di una natura del tutto affine a quella che ha ispirato in passato i lavori dei musicisti scandinavi.
Escludendo una pecca piccola, quanto consueta in simili occasioni, a livello di produzione, ovvero una voce che nei momenti più convulsi viene fagocitata dagli altri strumenti, non c’è davvero nulla da eccepire sulla riuscita di Long Shadows: ogni brano possiede linee melodiche che si insinuano nella mente dell’ascoltatore rifuggendo la banalità; l’operato di Colby Hink si esalta soprattutto nel lavoro chitarristico, dove il nostro eccelle sia nelle fasi acustiche sia nei lineari ma efficaci assoli elettrici.
Da segnalare, oltre a un altro brano bellissimo come To Die, or Bear the Burden of Death, il magnifico strumentale Walpurgisnacth, esempio perfetto di come, tutto sommato, in questo genere il ricorso a parti vocali si riveli meno necessario che in altri.
Old Graves non tradisce quanto evocato dal moniker, regalando con Long Shadows un disco da ascoltare senza tentennamenti, specie per chi ama una band come gli Agalloch, con la quale sono riscontrabili diverse affinità sia quando il sound si apre in senso atmosferico, sia nei passaggi che riconducono a un folk dai tratti piuttosto cupi.

2016 – Naturmacht Productions

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