Il primo incontro con i Bosque risale alla fine del 2013, quando mi sono trovato a palare di Nowhere, secondo full length pubblicato dalla one man band portoghese. Quel lavoro mi ha colpito per l’atmosfera soffocante che lo contraddistingueva, rinunciando quasi del tutto ad alleviare le sofferenze provocate dal funeral doom grazie a qualche prolungato accenno melodico; a quasi tre anni di distanza, DM torna a far parlare di sé con Beyond, lavoro che appare fin da subito decisamente diverso dal predecessore. Infatti, l’opener Calling The Rain mostra una propensione a un sound in cui la melodia, come detto pressoché bandita in Nowhere, diviene preponderante nella costruzione dei brani, tramite lenti e sofferti riff chitarristici, sempre e comunque legati da uno sviluppo armonico ben definito. La chitarra regala anche passaggi solisti, ovviamente privi di virtuosismi bensì volti essenzialmente a rimarcare il dolente incedere di un lavoro nel quale anche la voce, utilizzata con un range clean anche se leggermente filtrata, appare un vero e proprio lamento che asseconda in pieno l’umore dell’album. I tre lunghi brani sono tutti di buon livello, anche se il ricorso a sonorità più definite a livello melodico mostra qualche imperfezione, a partire proprio dalla voce che, sicuramente, è l’aspetto sul quale sarebbe auspicabile intervenire in futuro; il tutto viene comunque compensato da un’attitudine e una capacità compositiva che rendono Beyond un lavoro valido, in grado d’essere apprezzato dagli amanti del funeral anche se forse, rispetto a Nowhere, viene meno una certa peculiarità.

2016 – Dunkelheit Produktionen