2016 – Solitude Productions

Giunti al loro quinto full length, i russi Otkroveniya Dozhdya (o Revelations Of Rain in lingua inglese) regalano agli appassionati di death doom un lavoro di elevato spessore, in grado di racchiudere quanto di meglio la scena estrema della musica del destino ha offerto in questi ultimi anni.

Rispetto al precedente Obmanchivaya Dobrodetel, che già si segnalava come un magnifico disco, la band proveniente da Podolsk inasprisce non poco un sound che trovava le sue fondamenta nell’essenza più melodica del genere (My Dying Bride, Saturnus, Swallow The Sun, Ea) attingendo a elementi di dissonanza che rimandano agli Esoteric, a certe aperture riconducibili ai Monolithe, oltre che alla cupa indole nichilista dei Comatose Vigil.
Certo, del funeral qui c’è più un’attitudine che la forma vera e propria, visto che i ritmi non sono quasi mai soffocanti ma semmai lo sono le strutture dei brani, che restano arcigni pur se pervasi da splendide melodie.
Proprio questo suo essere algido e nel contempo emozionale è il punto di forza di Akrasia, un lavoro che al primo impatto lascia più di una perplessità e al quale, pertanto, bisogna assolutamente dare il tempo di crescere, ascolto dopo ascolto, giorno dopo giorno.
Poi, sarà anche perché dopo tre anni ci abbiamo ormai fatto l’abitudine ad album cantati un po’ in tutte le lingue, il fatto che gli Otkroveniya Dozhdya continuino a utilizzare il loro idioma natio non costituisce più un problema, anzi, forse consente loro di aumentare l’impatto e la convinzione con cui si propongono anche al pubblico straniero.
Come in Obmanchivaya Dobrodetel, l’elemento predominante è la chitarra solista di Yuriy Ryzhov, capace di sfornare quasi a getto continuo melodie splendide e dolenti, supportato al meglio dal growl massiccio del fondatore (nonché chitarrista) Ilya Remizov e, fatto salvo l’ordinario strumentale Vmesto Tysyachi Slov, Akrasia è uno scrigno colmo di gioielli preziosi, tra i quali i più splendenti sono una magistrale V Grusti I Radosti e l’accoppiata finale Koren Vsekh Bed e Na Snezhnykh Krylyakh.
Più ombroso rispetto al predecessore, l’ultimo album degli Otkroveniya Dozhdya appare però più profondo e capace di reggere in maniera prolungata gli ascolti, mostrandosi, in ogni caso, l’ennesimo magnifico parto di una scena russa composta da una moltitudine di band in grado di elevare il funeral death doom ai suoi massimi livelli.