Tranqvillitas Maris – The Glorious Demise of All Life

2016 – Autoprodotto

Anche il piccolo Lussemburgo si è iscritto all’elenco delle nazioni coinvolte nel funeral doom grazie ai Tranqvillitas Maris di Daniel Paiva e dei due full length pubblicati nel 2011 e nel 2016. Il primo di questi, The Longing, nonostante una resa sonora che testimonia l’approccio amatoriale del musicista del Granducato, si dimostra opera di pregio che, grazie alla scrittura ideale per il genere, consente di sorvolare sulle varie imperfezioni che si presentano all’interno dei vari brani. L’interpretazione del funeral genuina e priva di fronzoli, per quanto riconducibile ai soliti noti a livelli di ispirazione (Mournful Congregation, Esoteric) e orientata alla ricerca di emozioni da condividere con l’ascoltatore, rende l’album una sorta di grezzo gioiellino rimasto intruppato nelle indistinte maglie dell’underground metallico causa totale mancanza di divulgazione. Purtroppo tali ottime premesse non trovano l’auspicata concretizzazione nel successivo lavoro The Glorious Demise of All Life, uscito ben cinque anni dopo, nel quale viene esacerbato un certo minimalismo e l’utilizzo a livello vocale prevalentemente di una voce pulita simil Stainthorpe – che in un contesto diverso dai My Dying Bride rischia d’avere un effetto boomerang – a discapito dei picchi di coinvolgimento ottenuti con The Longing, senza neppure evidenziare un naturale miglioramento anche sotto l’aspetto prettamente tecnico e strumentale.