Doomcult – End All Life

Doomcult è il nome del progetto solsita di J.G. Arts, musicista olandese conosciuto in precedenza per la sua militanza nelle vesti di bassista e cantante dei thrashers Bulldozer Breed.

Trattandosi di una prima uscita, peraltro da parte di qualcuno che, almeno per quanto se ne possa sapere, non aveva avuto a che fare con il doom prima d’ora, End All Life è davvero un lavoro sorprendente.
Il pregio dell’album è quello di racchiudere una forma di doom piuttosto dinamica e con una buona dose di melodia, il che lo rende piuttosto ascoltabile anche se, ovviamente, quando ci si trova alle prese con questo genere, parlare di semplice fruibilità appare quasi una bestemmia.
In realtà, Arts riesce brillantemente a sfuggire alle tentazione di accodarsi alla florida scena gothic doom del suo paese, optando per una versione del genere molto naif, a partire dalla voce, un ringhio un po’ sgraziato, che può ricordare a grandi linee quello di Mister Curse dei grandi A Forest of Stars ed anche, a tratti, quello di Patrick Harreman dei connazionali Moon Of Sorrow.
Proprio questi ultimi, band capace di dare alle stampe alcuni album formidabili quanto sottovalutati all’inizio degli anni novanta, potrebbero essere audacemente considerati un possibile quanto inconscio punto di riferimento, soprattutto per l’aspetto melodico, anche perché i Doomcult sono comunque fedeli alla propria ragione sociale per cui i ritmi sono ovviamente più rallentati, ma una traccia come Ravens ne ricorda non poco le gesta, al netto di un sound più ruvido e privo dell’apporto delle tastiere.
Il musicista dei Paesi Bassi convince con il suo doom non così scontato, nonostante in sede di presentazione si citi l’immancabile triade albionica quale fonte di ispirazione, cosa che non mi trova affatto d’accordo dovendo basarmi su ciò che End All Life restituisce (forse qualcosa dei Paradise Lost, ma di primi Anathema e My Dying Bride non c’è alcuna traccia, direi); al di là di questo, che non è poi così importante, a fare molta della differenza sono le brillanti intuizioni chitarristiche che Arts dissemina in ogni brano, tenendosi alla larga da tentazioni sperimentali: qui il doom vien proposto in una forma ruvida, diretta e dannatamente efficace e, appunto, parzialmente inattesa visto il background musicale di Arts.
Non è un caso però, se i brani più efficaci sono anche i più movimentati, come Ravens e Wrath, ma nel complesso funziona tutto piuttosto bene all’interno di questi tre quarti d’ora di musica di grande sostanza.
End All Life rappresenta una bella novità che lascia una certa dose di curiosità nel vedere quali saranno le prossime mosse dei Doomcult.