Prendendo in considerazione l’intero movimento metal italiano, i Dark Lunacy meriterebbero qualcosa di simile a un premio alla carriera. Intendiamoci, non si parla certo dell’omologo riconoscimento che viene conferito ad artisti imbolsiti e anche un po’ rincoglioniti: qui, infatti, si fa riferimento a una realtà che continua a essere guida ed esempio per tutte le band nostrane che vogliano aprirsi una strada peculiare per fare breccia nel cuore degli appassionati.
Mike prosegue nel suo percorso iniziato ormai nel lontano 1997, quando un manipolo di ragazzi parmensi si mise in testa l’idea meravigliosa di fondere il death metal con la musica classica: da allora ne sono scaturiti sei full length, dei quali uno seminale (Forget Me Not) e un capolavoro assoluto (The Diarist), entrambi racchiusi nella fase centrale dello scorso decennio.
L’instabilità della line-up che ha visto nel corso degli anni avvicendarsi fin troppi musicisti alla corte di Mike, non ha certo contribuito a fornire ai Dark Lunacy quella continuità necessaria per continuare a sfornare lavori di quel livello: così, dopo un più opaco Weaver Of Forgotten, The Day Of Victory ha riportato la barra su coordinate vicine a The Diarist, sia riaffrontando tematiche legate alla cultura e alla storia sovietica, sia ritrovando quella brillantezza che era venuta parzialmente meno nel lavoro precedente.
In The Rain After The Snow, ci si muove invece in scenari stilistici più vicini a Forget Me Not, con la differenza non da poco dell’introduzione di un elemento orchestrale quanto mai “reale” e perfettamente integrato con le pulsioni estreme del sound, grazie anche a una produzione impeccabile.
Il tutto va ricondotto anche alla continuità compositiva offerta da Jacopo Rossi, musicista genovese attivo in diverse band di nome del capoluogo ligure (Antropofagus, Nerve, Will’O’Wisp), che ormai da qualche anno si sta rivelando l’ideale partner musicale di Mike.
The Rain After The Snow affronta il tema del passaggio tra la stagione invernale e quella primaverile quale metafora dell’esistenza stessa e, come avviene da anni, l’afflato poetico riversato da Mike nelle sue liriche si scontra non poco con il sempre roccioso e caratteristico growl; il fulcro del lavoro si trova nella fase centrale con l’accoppiata Gold, Rubies And Diamonds (non a caso la traccia scelta per essere accompagnata da un ottimo video) e la più struggente Precious Things, ma l’album è nella sua interezza una raccolta di brani preziosi, ricchi di un impatto melodico ed emotivo che rende l’ascolto piuttosto scorrevole, anche se in questo caso non si può certo parlare di un approccio leggero.
I Dark Lunacy sono una delle eccellenze, ma soprattutto una delle certezze, espresse dal movimento musicale italiano, non solo in ambito metal: al di là del merito d’aver aperto una strada che altri hanno parzialmente seguito ottenendo giustamente grandi riscontri (Fleshgod Apocalypse su tutti), non è così banale ritrovare una band capace, dopo vent’anni, di produrre arte di simile spessore, e credo che non servano altre parole per esortare chiunque di musica si nutre affinché venga tributato alla band parmense un supporto del tutto adeguato al suo indiscusso valore.

2016 – Fuel Records