Nell’ascoltare questo disco mi sono reso conto all’improvviso che, nel parlare della scena doom death spagnola, ho sempre omesso di citare i Dantalion ma, a ben vedere, un buon motivo c’era: la band galiziana, infatti, nella prima parte della sua carriera era dedita a un black oscuro, a tratti persino avvicinabile al depressive (ho apprezzato molto, all’epoca, All Roads Lead To Death), prima di approdare in maniera totale alla musica del destino, nelle sue forme più estreme e dolorose, con Where Fear Is Born, risalente al 2014. E’ molto probabile che il cambiamento  sia giunto anche in seguito al pesante rimpasto della line-up avvenuto dopo Return To Deep Lethargy (2010), ma quella che non è cambiata è la realtà di una band capace sempre di maneggiare in maniera efficace la materia oscura, indipendentemente dal genere prescelto.
Oggi le coordinate stilistiche spingono in direzione decisa verso una band seminale come i Novembers Doom, senza ovviamente dimenticare la naturale “dipendenza” dai My Dying Bride e non disdegnando di guardare alle splendide e consolidate band connazionali come Evadne ed Helevorn: quello che ne esce fuori è un gran bel disco, specialmente quando la band di Vigo lascia sfogare la propria vena più melodica e malinconica (Crimson Tide) .
…And All Will Be Ashes parte molto bene, con i primi tre brani (oltre a quello già citato, la bellissima ed evocativa Fleshly Sin e A River Of Depravation, che ossequia a tratti i primi Paradise Lost) efficaci e intensi come si richiede al genere, per poi scemare leggermente nella fase centrale: Desperation Nights viene risollevata, dopo un inizio piuttosto opaco, da un bel lavoro chitarristico nella seconda parte, Shadows Doomed To Die ne ricalca a grandi linee gli aspetti, mentre Tears Of Ash, posizionata nel mezzo, è un breve e interlocutorio strumentale.
Ci pensa la conclusiva No Place For Faith, contraddistinta come il resto del lavoro dal pregevole lavoro della chitarra solista, a riporta l’album al livello della sua prima metà, lasciando così soprattutto buone sensazioni.
La svolta dei Dantalion regala infine agli appassionati un’altra buona band di death doom, togliendone però una altrettanto valida a chi prediligeva i tratti black della loro prima parte di carriera: a chi volesse approfondire proprio questo periodo consiglio di ascoltare l’esaustiva compilation The Ravens Fly Again, uscita nel 2014,che raccoglie il meglio dei primi quattro full length, mentre agli altri non resta che seguire il gruppo spagnolo in questa sua nuova incarnazione, allo stesso modo convincente.

2016 – Sleaszy Rider Records