2017 – Autoprodotto

Dalla fertile scena olandese ecco arrivare una nuova interessante band dedita al death doom.

In realtà i Façade non sono proprio di nuovo conio, essendo attivi già da diversi anni e con alle spalle un ep nel 2013, ma Loathe è il primo full length che, di fatto, ne va a collocare il nome tra le più stimolanti realtà europee.
Sia pure con gli scostamenti minimi che il genere consente, la band di Dordrecht riesce nell’intento di offrire un lavoro dalla cifra stilistica piuttosto personale, finendo per non assomigliare in maniera particolare a nessuno tra i nomi di riferimento del settore.
Loathe si muove tra le ritmiche rallentate come da copione ma agitate da sussulti ritmici capaci di catturare, anche se non si può fare a meno di rilevare una vena post metal innestata con buona fluidità nel sound: spesso, infatti, passaggi liquidi e più rarefatti costituiscono il contraltare alle ruvidezze intrise di dolente senso melodico, con l’interpretazione dell’ottimo Ben De Graaff (chiamato a prestare la sua voce anche nella nuova reincarnazione degli storici Phlebotomized) che, in compenso, non deroga quasi mai da un growl profondo ed incisivo.
L’album non mostra punti deboli, snodandosi lungo sei tracce ugualmente convincenti e valorizzate appieno dal non così consueto apporto di tre chitarre, le quali garantiscono sia un corposo apporto ritmico sia assoli di pregevole fattura, a costellare una tracklist fatta di sette lunghi brani tra i quali spiccano le drammatiche Insanity Restored e Departure, rilucenti vette emozionali di un lavoro eccellente sotto tutti gli aspetti.
I Façade sono un’altra notevole band che va ad aggiungere l’ennesimo tassello ad un genere come il funeral death doom, appannaggio di pochi intimi qui in Italia ma capace invece, fuori dai nostri confini, di riscuotere un buon consenso di pubblico, dando vita a un circolo virtuoso che vede la costante nascita di realtà in grado di affiancare con pari dignità i nomi storici della scena.