Dopo qualche anno di rodaggio contrassegnato da uscite dal minutaggio ridotto, i polacchi Martyrdoom giungono al full length d’esordio con il quale ci riportano bruscamente nell’ultimo decennio del secolo scorso, a colpi di feroce e malsano death doom.

Non siamo, quindi, dalle parti del versante più melodico e melanconico del genere, bensì su quello decisamente sbilanciato verso la prima delle due componenti, andando ad attingere principalmente, a livello di ispirazione, alle band autrici appunto di un death morboso e spesso rallentato.
Pertanto, più che alla vecchia Europa i ragazzi di Varsavia volgono il loro sguardo oltreoceano, focalizzandolo su capisaldi del genere quali Obituary, Incantation e Immolation, tutti gruppi che cominciavano a incidere pesantemente sulla scena quando i nostri, nella migliore delle ipotesi, erano ancora innocui bimbetti in età scolare.
Questa riscoperta dei suoni cosiddetti old school non deve apparire necessariamente uno stratagemma per sfuggire alla mancanza di spunti innovativi, e i Martyrdoom in tal senso dimostrano ampiamente che è possibile rileggere il passato facendolo in maniera ugualmente personale.
Per fare questo è necessario immettere nella propria musica una dose massiccia di convinzione e devozione alla causa, esattamente ciò che avviene in questo corrosivo e oscuro Grievous Psychosis: la voce aspra, in stile John Tardy, di Sociak conduce nei meandri putridi di un sottobosco estremo che continua a lanciare segnali importanti che non possono esser ignorati.
Leggendo di titoli come Lucifer Rise, Oldshool Death, Corpsefuck e Bloody Incarnations non è difficile intuire dove si andrà a parare, ma che siano accelerazioni sempre abbastanza controllate o rallentamenti che lasciano spazio a qualche pregevole passaggio chitarristico, il bello di un album come questo è che non stanca e non annoia mai, anche se la varietà stilistica non può essere annoverata certo tra i suoi punti di forza.
Chi se ne importa, però, quanto tutto è suonato con l’onestà e la competenza di questo quintetto polacco che, in meno di quaranta minuti, completa la sua notevole opera regalando un brano dai tratti parzialmente diversi come Corpsefuck, più doom oriented rispetto al resto della tracklist, tanto per ricordare che la ragione sociale non è affatto campata per aria, nonostante una chiusura ritmicamente furiosa.
Per i Martyrdoom un gran bell’esordio, di quelli che magari non cambieranno la vita ma la miglioreranno senz’altro a chi si nutre di tali sonorità.