Gli Shivered sono la creatura musicale di Mohammad Maki, musicista iraniano che, con questo suo full length d’esordio, non fa nulla per nascondere la sua devozione verso le band portatrici di un sound malinconico e dai tratti depressivi, Katatonia in primis. L’adesione al modello citato talvolta diviene fin troppo esplicito, però il tutto risulta eseguito con tale perizia e spontaneità che ritengo sia giusto passare oltre, per godere della bontà del lavoro messo in scena da Maki.
Credo sia inutile ribadire quanto sia complicato dedicarsi al metal nei paesi arabi, tanto più in Iran, dove la religione islamica e lo stato finiscono per sovrapporsi: questo basta e avanza per fornire, nel nostro piccolo, il meritato supporto a questo musicista che, con Journey To Fade, dimostra ampiamente d’essere molto più di un buon copista.
Già, perché, alla fine, bisogna anche essere in grado di comporre dei brani che abbiano una loro identità e una forma canzone definita, e in questo il bravo Mohammad riesce benissimo, in virtù di una voce che ben si adatta al genere, e di doti chitarristiche di buon livello, ben supportate dalla sezione ritmica composta da due ospiti, lo statunitense Doug Ross al basso e il francese Arnaud Krakowka alla batteria.
Ora, io provo a mettermi nei panni di questo ragazzo, dotato di una spiccata sensibilità artistica, che si trova a vivere in una realtà sociale nella quale probabilmente non si riconosce appieno e la cui passione viene a malapena tollerata, se non apertamente osteggiata: ne deriva quindi che, anche se la sua proposta musicale pecca in originalità, non c’è alcun dubbio sul fatto che il tutto scaturisca da un travaglio interiore effettivo e ben lungi d’essere solo di facciata.
Fatta questa premessa, riesce più naturale far propria questa dozzina di brani di ottima fattura, tra i quali spiccano per immediatezza Second Soul e la title track, per profondità e intensità Eradicate e la magnifica My Last Will, senza per questo trascurare le restanti tracce che vanno a comporre una tracklist di elevato livello medio, offerta peraltro con grande cura dei particolari.
Belle melodie, una malinconia latente, a volte quasi repressa e mai troppo esplicita, come da dettami della premiata ditta Nyström/Renkse, sono gli ingredienti di base che rendono Journey To Fade un album da ascoltare con la dovuta attenzione.

2017 – Autoprodotto

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