Non è sbagliato affermare che il funeral neozelandese si identifica fondamentalmente con quanto fatto dal musicista di Wellington Justin Chorley, il quale ha intrapreso la sua avventura con il moniker Hirsute pubblicando nel 2011 un ep auto intitolato per poi approdare, nel 2014, a un full length intitolato Still Waiting dove metteva in mostra un buon death doom, melodico e vario, con un buon picco qualitativo rinvenibile nella bellissima Where You Left Me to Drown.
Nel 2017, però, Justin decide di modificare il nome del suo progetto solista in Enter The Soil (anche perché, onestamente, Hirsute non era un granché come scelta) spostando anche le sonorità in direzione funeral nel senso più stretto, nonostante i tratti melodici emersi in passato vengano opportunamente conservati.
That Amber Lit Morning è un album dedicato, come suggerito dallo stesso autore, “a un bambino che giocava troppo vicino al fiume”. Ne consegue un andamento dolente nel quale Chorley tenta con buon successo di convogliare diverse fonti di ispirazione quali My Dying Bride, Mournful Congregation e Ahab andando a conseguire un risultato convincente; d’altronde, quello che sembrava dalle premesse un progetto dai tratti amatoriali sorprende invece per la profondità dei temi e della musica con una serie di brani ottimi, tra i quali va menzionato il più drammatico, The Coffin And The Moth, seconda traccia del lavoro in cui Justin esibisce una voce pulita molto efficace e tutt’altro che improvvisata come invece troppo spesso accade a chi abitualmente utilizza il growl.

2017 – Autoprodotto