Il terzo full length degli austriaci Anomalie potrebbe essere il grimaldello per accedere a una fascia di pubblico più ampia, grazie ad una serie di migliorie intervenute rispetto ai precedenti lavori.

Intanto giova ricordare che, nonostante la sua natura iniziale di progetto solista di Marrok, stante la necessità di esibirsi dal vivo la band è diventata tale a tutti gli effetti nel periodo intercorso tra l’uscita di Refugium e quella di Visions: come spesso accade, la possibilità di occuparsi solo della parte compositiva e degli strumenti di propria competenza ha consentito al mastermind di turno di offrire un prodotto curato nei minimi particolari e sicuramente di elevato livello qualitativo.
Il post black degli Anomalie porta con sé una ventata di malinconia e amarezza che viene ben diluita nel corso delle sette “visioni” di Marrok, capace di rendere il genere in maniera equilibrata e, a suo modo, elegante, complice anche la produzione affidata a un nome pesante come quello di Markus Stock, la cui dimestichezza con questo tipo di sonorità è fuori discussione.
L’album gode di un lavoro chitarristico davvero eccellente, sovente in primo piano nel mettere a nudo il lato più emotivo delle varie composizioni, le quali anche dal punto di vista lirico esprimono una profondità inusuale, andando a scandagliare diversi e spesso controversi aspetti della nostra esistenza terrena.
Diviene persino difficile segnalare un brano specifico quale vessillo di Visions, perché tutti sono di pari livello e meritevoli d’essere ascoltati all’interno del disegno complessivo dell’opera; sinceramente certe linee melodiche in Illumination e Starless Night sono ben difficili da rimuovere ma, davvero, in ogni traccia c’è molto di cui abbeverarsi per chi sa apprezzare questo modus operandi.
Resta solo da citare, in One With The Soil, una parte recitata da Heike Langhans dei Draconian a porsi quale degna chiusura di un lavoro bello quanto sorprendente, vero e proprio manifesto della sensibilità artistica e compositiva di Christian “Marrok” Brauch.

Contrassegnato da tag