L’esordio dei portoghesi Vulpus si rivela l’ennesima occasione per scoprire una nuova interessante realtà musicale. La band di Porto, sotto l’egida della Pest Productions, esibisce con sorprendente maturità la propria interpretazione di un post black sicuramente di ascolto non facile, ma che rifugge abilmente ogni forma di auto compiacimento tecnico, rendendo funzionali alla causa tutti i singoli passaggi, siano essi contraddistinti da un solido black metal, da un melodico e drammatico post metal o da un’avvolgente e minacciosa ambient.
Ciò che colpisce maggiormente è la capacità che dimostrano questi ragazzi nel non far mai calare la tensione del lavoro, qualunque sia il frangente o la sfumatura stilistica esibita.
Attorno al fulcro costituito da tracce di grande impatto, come No More Shall I Seek Comfort Amidst These Piles of Rust, Like Troxler’s Fading, Certitude II e Along Obsidian Shores, con un’interpretazione esasperata nel suo screaming a sporcare trame che, al netto delle accelerazioni, mostrano un potenziale melodico ed evocativo non indifferente, ruotano episodi di ambient più rassicurante nelle due brevi Dysphoria e Certitude I e assolutamente prostrante nella profetica e più lunga Hell Is Truth Seen Too Late.
I Vulpus sorprendono e colpiscono a fondo, centrando il bersaglio al primo colpo: in Certitude tutto appare ben focalizzato sull’obiettivo, all’insegna di un equilibrio che rende accessibile anche la fruizione dei passaggi più ostici.
Questo è un album da valorizzare a ogni costo, essendo superiore di gran lunga per qualità e urgenza espressiva rispetto all’operato di molte band, anche di un certo nome, le cui pulsioni sperimentali vengono ormai inserite nei rispettivi lavori seguendo un ideale manuale delle istruzioni.

2017 – Pest Productions