L’Infinito Abisso Dell’Anima è un duo bergamasco formato da Ivan Bonomi e Vito Burini, al passo d’esordio con questo In Viva Morte Morta Vita Vivo.

Ciò che viene offerto dalla coppia di musicisti è un black atmosferico e depressivo dalla notevole intensità, cantato in italiano e quindi dai testi più facilmente comprensibili nonostante siano declamati per lo più tramite uno screaming in linea con il genere, alternato talvolta a un declamatoria voce  pulita.
Se a livello lirico il lavoro talvolta tende a eccedere in enfasi, nel tentativo di descrivere in maniera quanto mai esplicita un male di vivere che sfocia infine in una morte dai connotati liberatori, l’aspetto musicale è oltremodo convincente perché vengono superati brillantemente certi minimalismi del dsbm pur mantenendone le caratteristiche salienti.
E’ appunto grazie  a questo che l’operato dei due spicca sulla concorrenza, proprio perché la tensione nel lavoro è sempre massimale, con il contributo di un senso melodico ben presente anche quando i ritmi si fanno più incalzanti.

L’aforisma di Giordano Bruno che dà il titolo all’album ben inquadra gli intenti e il sentire che vengono riversati nel lavoro senza pausa e alla fine i cinque brani, ciascuno attestato sui nove minuti medi di durata, coinvolgono adeguatamente, restituendo tutto il disagio che viene raccontato tramite il suo genere musicale d’elezione, del quale vengono conservate le caratteristiche salienti, incluso il ricorso a una produzione non limpidissima.

Al livello personale ritengo che il lavoro offra il meglio all’inizio e alla fine, con l’apertura di grande impatto affidata a Condannato All’Oblio e la chiusura improntata sul cupo e più rallentato incedere di Vertigini, dove l’intensità creata dal connubio tra le due voci raggiunge picchi notevoli, ma gli episodi centrali si rivelano tutt’altro che marginali o inferiori, risultando fondamentali per la comprensione e la condivisone della poetica che pervade l’intera opera.

Chi ama questo titpo di approccio e di sonorità si può avvicinare quindi senza indugio a questa prima opera firmata L’Infinito Abisso Dell’Anima.