Di norma non è che la lingua spagnola associata al rock e al metal mi entusiasmi più di tanto, ma credo che ciò dipenda soprattutto dall’allegria sudata e plastificata della sonorità latino americane che ci deturpano l’udito in ogni dove, dai supermercati alle autoradio dei troppi “minus habens” che la sparano a palla lungo le strade delle nostre città; va anche detto che, oltre agli storici Heroes Del Silencio, i trasgressivi Brujeria e i brillanti Mago De Oz non sono poi molti altri quelli che hanno realmente lasciato il segno esprimendosi nell’idioma ispanico. I Moribundo, non fosse altro che per il genere suonato, non hanno alcuna chance di sfiorare la popolarità raggiunta questi gruppi, ma trovo che la lingua castigliana si addica invece alla perfezione al loro ottimo death doom melodico: il duo, composto dal polistrumentista Evilead, conosciuto in quest’ambito in quanto membro dei Nangilima e live session con i Famishgod, e dal vocalist Luis Miguel Merino, appartenente alla band death thrash Vanagloria, maneggia la materia con grande disinvoltura offrendo oltre mezz’ora di sonorità dolenti e malinconiche a infiorettare i testi drammatici composti da Mortvs Vyrr.
Le influenze sono disparate ma restano comunque nel solco di una scena iberica che, oltre alle citate band nelle quali è coinvolto Evilead, vede tra le sue punte di diamante Evadne, Helevorn e Autumnal: troviamo così due brani melodicamente ineccepibili come Vida e Antithesis, entrambi dal notevole impatto emotivo enfatizzato da una robusta ma comunicativa interpretazione vocale da parte di Merino, mentre le altre due tracce Suicidio Ilustrado e Luz esibiscono in parte una minore intensità, forse per un andamento meno lineare dovuto a cambi di ritmo e a interventi pianistici gradevoli ma che finiscono per spezzare, in qualche modo, la tensione creata nella parte iniziale dell’album.
Niente che vada comunque a compromettere la bontà del lavoro nel suo insieme: Raíz Amarga è un’ottima opera che inserisce di diritto i Moribundo tra i nomi da tenere in considerazione anche nel prossimo futuro.

2017 – Satanath Records