2018 – Van Records

I Dautha sono una band svedese che, dopo l’assaggio offerto con il demo Den Förste del 2016, scende nell’agone del doom classico con un album destinato per il suo valore a porre sotto una luce ben più vivida questi ottimi musicisti scandinavi.

Brethren Of The Black Soil regala quasi un’ora di doom al quale non manca nulla, infatti, per consentire ai Dautha di essere accostati ai connazionali Candlemass senza rischiare d’essere denunciati per lesa maestà
Il gruppo di Norrköping è composto da elementi di comprovata esperienza, anche in ambito doom, tra i quali il più noto è forse Lars Palmqvist, clean vocalist degli Scar Symmetry, e questo consente ai nostri di dare alle stampe un album ambizioso in quanto persegue obiettivi musicali e lirici tutt’altro che banali: se musicalmente parte da una base che prende le mosse dai semi piantati nella metà degli anni ’80 da Leif Edling e poi germogliati nei decenni successivi facendo maturare i suoi luttuosi frutti, anche a livello concettuale il lavoro si distingue per la ricerca di tematiche che affrontano le radici in avvenimenti storici del remoto passato, pur non rinunciando a mettere in primo piano le tematiche inerenti la morte (appunto dautha, in svedese antico) e tutto ciò che ne consegue.
Nel parlare di Brethren Of The Black Soil non si può non partire però dalla title track, che non è solo la traccia più lunga dell’album con il suo quarto d’ora di durata, ma è una vera e propria gemma intrisa di epico lirismo come non capitava di ascoltare da tempo in quest’ambito; oltre al riferimento già citato con gli illustri connazionali, in questo caso i Dautha ci riportano anche ai Procession più ispirati, per un fatturato complessivo dal raro carico evocativo.
Se questo brano è il picco più alto dell’album, ci sono altri quaranta minuti abbondanti con i quali i Dautha regalano doom metal al suo massimo livello, con The Children’s Crusade e Bogbodies, dai tratti più funerei e vistosamente rallentati ed emotivamente impattanti, e Hodie Mihi, Cras Tibi, Maximinus Thrax e In Between Two Floods (valorizzata da un chorus splendido) maggiormente movimentate, rapportando sempre l’aggettivo al genere suonato.
I Dautha danno alle stampe un esordio su lunga distanza magnifico, capace di unire l’incedere dolente ed il cupo incombere di un fato ineluttabile, proprio del funeral, con la struttura heavy delle radici doom, andando a creare un ibrido di qualità inestimabile.