Kjiel è una delle musiciste più attive nonché tra le interpreti di spicco all’interno della scena nazionale gravitante attorno al depressive black, in virtù della sua militanza negli ottimi Eyelessight e di diverse collaborazioni con band italiane e non. Angor Animi è il moniker del suo progetto solista che vede la luce con questo magnifico Cyclothymia, lavoro con cui la musicista abruzzese può dare ancor più liberamente sfogo alla sua sensibilità artistica volta a esplorare gli anfratti più bui dell’animo umano. Per fare tutto ciò Kjiel si avvale della presenza in qualità di ospite di Déhà, un nome che è una sorta di marchio di qualità non solo per tutti i suoi innumerevoli progetti personali (tra cui ricordiamo per affinità agli Angor Animi quelli denominati Yhdarl e Imber Luminis), ma anche per quelli altrui ai quali si trova a fornire il suo personale contributo. Va detto per amor di precisione che in Cyclothymia il musicista belga si occupa dell’intera parte ritmica e di alcune parti di chitarra in qualità di ospite, lasciando a Kjiel l’intero il peso compositivo oltre alla possibilità di esprimersi al meglio con la sei corde e con la sua lancinante interpretazione, integrata anche dall’apporto della voce maschile di HK (Eyelessight), dell’altra femminile di Tenebra (Dreariness) e dal piano di Maylord (Dark Haunters). Il risultato di tutte queste componenti è un album di un’intensità portata alle estreme conseguenze, che dal dsbm mutua soprattutto l’impostazione vocale, mentre a livello strettamente musicale siamo sul piano di un black post metal atmosferico e dall’enorme impatto emotivo. Cyclothymia è un lavoro rivolto a chi l’angor animi se lo porta dentro fin dalla nascita, pur se in maniera latente: solo così allora può concretizzarsi questa sorta di scambio emozionale che porta l’ascoltatore a condividere gli stati d’animo evocati dalla musicista. Kjiel, con questo suo personale progetto, si conferma come una delle interpreti migliori e più credibili di questo particolare sottogenere, rivolto sicuramente a una nicchia di appassionati che non hanno il timore di essere sopraffatti dal disagio e dalla sofferenza che si fanno musica.

2017 – Talheim Records