Se la musica ambient è nell’immaginario collettivo l’esibizione di sonorità volte ad accompagnare in modo discreto e comunque mai invasivo le diverse fasi di una giornata o di una specifica attività, in realtà ne esigono diverse varianti che sono tutt’altro che cullanti o consolatorie, e uno degli artefici principali di questo filone in Italia è Antonine A. (Antonio Airoldi ), il quale prende le mosse dalle grandi opere pubblicate negli anni novanta dalla mitica label svedese Cold Meat Industry..
Dopo aver parlato lo scorso anno di Ondine’s Curse, lavoro uscito per l’etichetta Hogravimalattie, con Mother Destruction bisogna fare un passo indietro a livello temporale visto che, nonostante la recente pubblicazione da parte della Toten Schwan Records, la composizione dei brani risale al 2017 ed è quindi successiva a Emerging Is Submerging.
E’ proprio a questo album che va in qualche modo ricollegata quest’ultima opera targata Empty Chalice, che a livello concettuale viene dedicata a chi ha perso la strada ed è costretto a vagare per lungo tempo prima di ritrovare la via di casa.
Un certo elemento di discontinuità è fornito dalla presenza di contributi vocali sotto forma di parti recitate (in particolare quella di Thyme Nord dei Rare Form in Treblinka’s Snow} che divengono esse stesse strumenti abilmente manipolati da Antonjne A.
La dark ambient nell’interpretazione Empty Chalice (che si avvale anche dei contributi di altri costruttori di suoni non omologati come Rare Form, Ashtoreth e Kurgan Hors) non trova mai alcuno sfogo melodico tramutandosi nel rumore di fondo che accompagna sensazioni spesso intrise di dolore o di angoscia, ma soprattutto in Mother Destruction anche di bagliori di speranza rispetto alla possibilità di ritrovare la via maestra, come avviene nella title track posta non a caso in chiusura del l lavoro.
Chi ha imparato a conoscere da tempo l’opera di Airoldi non può quindi stupirsi della sua capacità di proporre sonorità che pur non essendo provviste di una convenzionale linea melodica (anche se la drammatica Rest In Pain si avvicina a tratti alla reiterata linearità di certa ambient doom) sono in grado di attrarre fatalmente l’attenzione dell’ascoltatore, trasportandolo in una sorta di mondo parallelo nel quale i suoni non sono quelli che ascoltiamo nella vita di tutti i giorni ma appaiono più il minaccioso rumore di fondo di un’umanità che ha molto da nascondere e altrettanto da farsi perdonare.
Se Treblinka è probabilmente il luogo dove si è raggiunto uno dei picchi di aberrazione della storia dell’umanità, almeno in epoca moderna, non resta che risorgere dalle fiamme per riprendere un cammino doloroso ma non del tutto privo di speranza (forse meglio identificabile con un più animalesco istinto di sopravvivenza) , unico appiglio al quale aggrapparsi per continuare la nostra quotidiana peregrinazione.
Se il funeral doom ha la funzione di esacerbare il dolore fini a raggiungimento di una sorta di catarsi, la dark ambient non lacera l’animo ma lo corrode lentamente, lasciando un senso di disorientamento, molto somigliante a ciò che si prova quando si hanno cattivi presentimenti senza che ciò venga provocato da fatti oggettivi; la musica di Empty Chalice è un qualcosa che si insinua nelle coscienze restando a lungo silente per poi manifestarsi all’improvviso ravvivando le nostre inquietudini.

2019 – Toten Schwan