A quattro anni dal primo full length omonimo, e a sei dall’ep di esordio Orbita, si rifà vivo il progetto Phobonoid, interessante realtà creata da Lord Phobos.

La più grande delle due lune di Marte è un riferimento costante in tutto l’immaginario poetico e musicale creato dal musicista e non sorprende quindi che il concept continui a seguire quelle coordinate, accompagnato da un sound in cui convergono pulsioni industrial, black e doom. Come nei lavori precedenti il contributo della voce viene confinato sullo sfondo dalla produzione ma fondamentalmente il fulcro dell’operato di Lord Phobos risiede in una parte musicale che è sempre contraddistinta da un naturale incedere cosmico che, volendo esemplificare al massimo, riporta ai Mechina sul versante industrial black e i Monolithe per quanto riguarda quello doom.
Tutto ciò contribuisce a rendere il sound nervoso, solenne e al contempo minaccioso, del tutto adeguato al racconto di un viaggio interstellare che il protagonista intraprende per trovare rifugio dopo la distruzione del proprio mondo; proprio il suo essere sorretto da un idea ben precisa anche dal punto di vista concettuale rende il sound decisamente personale e in grado di emanare un suo oscuro fascino che viene distribuito in maniera equa lungo tutte le dieci tracce presenti nell’album, nel corse o delle quali il passaggio tra le varie divagazioni sonore avviene in maniera quanti mai fluida.
La peculiarità delle opere targata Phobonoid era già in pectore nei lavori precedenti ma qui ritrova una sua importante conferma e se l’unica difficoltà nell’ascolto de La Caduta di Phobos risiede nel suo fluire come se si trattasse di una sola traccia non c’è dubbio che i quaranta minuti necessari per ascoltare l’intero lavoro si riveleranno decisamente ben spesi.

2019 – Avantgarde Music