Nonostante gli Hidden In Eternity abbiano pubblicato il loro esordio già nel 2005, sono dovuti passare ben 14 anni prima di ascoltare il loro secondo full length; in effetti, il passo d’esordio On The Ninth Day ha visto la band alle prese con un buon symphonic gothic doom, con tanto di utilizzo del violino a confermare l’ispirazione alle forme più canoniche, incluso l’utilizzo di una buona voce femminile.

Il ritorno nel 2019 con A Tout Jamais avviene con l’approdo a un funeral death doom decisamente lontano da quanto proposto molti anni prima; l’unica voce che si può ascoltare è quella del leader e fondatore Néréïde (Frederic Laborde, anche alla chitarra e al violino) che nell’occasione è coadiuvato da Brice al basso e alla chitarra acustica e da Chewy alla batteria, oltre all’ospite illustre Kostas Panagioutou alle tastiere.
Indubbiamente sorprende che una band dai citati trascorsi possa produrre un album così oscuro e sinistro e soprattutto molto pesante; d’altro canto è anche vero che gli Hidden In Eternity non hanno una consistente base di fans da blandire, stante la loro relativa popolarità anche nello scorso decennio e la lunga assenza dalle scene, per cui tale scelta appare quanto mai comprensibile.
D’altro canto, pur se su piani stilistici completamente diversi, lo standard qualitativo si mantiene su un buon livello, svelando un lavoro appetibile per chi predilige il genere nella sua versione meno melodica e atmosferica.

2019 – Autoprodotto