Chet W. Scott è fondamentalmente uno spirito libero prestato alla musica o è forse la musica che lo ha voluto a sé per utilizzarlo come testimone della sua forma più pura e incontaminata. Nel parlare dei Blood Of The Black Owl ciò che più colpisce al primo impatto è la profondità del messaggio che il musicista di Seattle intende veicolare. Se le prime uscite discografiche risalgono al 2005 con il monicker Svart Ugle (Gufo Nero, in norvegese) e l’uscita di un ep omonimo, nel 2007 prende corpo il progetto denominato Blood Of The Black Owl che vede ancora come figura centrale quella del nobile volatile nella sua veste di custode del cammino di ciascuno, traendo linfa, in tal senso, dagli insegnamenti dalle tribù native americane. La musica esibisce inevitabilmente la visione naturalistica e contemplativa dell’esistenza, prima utilizzando come stile espressivo le sonorità che fanno parte del background del giovane Chet, il quale ha iniziato a elaborare fin dal 1995 alcune delle idee che sarebbero confluite poi nel demo d’esordio, frutto dell’ascolto dei primi vagiti della scena black metal norvegese, oltre che di seminali band quali Neurosis, Celtic Frost e, ecco il gancio verso le sonorità doom, Winter. Ma, d’altronde, il concetto filosofico che sta dietro l’agire di Scott spinge inevitabilmente il sound a farsi progressivamente più rarefatto e al contempo rituale, abbandonando le ruvidezze metalliche per approdare a pulsioni per lo più acustiche e ambientali, andando così a delineare nella maniera più compiuta quella che egli stesso definisce “musica medicinale”. Con il moniker Blood Of The Black Owl vengono rilasciati sei full length, progressivamente spostatisi stilisticamente verso quelle sonorità più rarefatte di cui si faceva cenno, tanto da poter affermare che, per certi versi, il full lenght omonimo del 2007 e il più recente Rivers Within Shadows del 2019 in comune hanno sostanzialmente solo quella spiritualità che ha sempre pervaso l’operato di Scott. Chet si esprime anche attraverso altri progetti – tra i quali segnalerei, per contiguità stilistica e valore artistico, anche quello denominato Moon Mourning Earth – tramite i quali condivide le sue visioni attraverso la scrittura rituale di canzoni omaggianti non solo la natura, ma anche esseri viventi e senzienti che ne sono parte integrante come gli animali. Al riguardo nel 2020 viene immessa sul bandcamp la canzone Her Last Few Hours of Life, scritta da Chet nel 2013 subito dopo la morte della sua amata gatta Tripaweds: un brano toccante la cui divulgazione molti anni dopo rappresenta la vera elaborazione di un lutto, perché tale è anche la perdita di un compagno di vita non umano, sebbene molti sottovalutino o ancor peggio deridano questo aspetto.

2019 – Glass Throat Recordings / Visions