Astaroth Merc è uno dei musicisti metal più noti in Ucraina, o almeno lo è per quanto riguarda il suo versante estremo grazie al progetto solista Raventale, con il quale imperversa da circa quindici anni; si para di una decina abbondante di full length incisi dal 2006 a oggi, tutti compresi in un range qualitativo che va dal buono all’eccellente. In tutti questi album il musicista di Kiev ha quasi sempre offerto un black metal ispirato, melodico, atmosferico ma allo stesso tempo abrasivo, comunque sempre portatore di qualche elemento di novità tra un’uscita e l’altra; la mosca bianca nella produzione di Astaroth Merc è però Morphine Dead Gardens con cui il nostro decide di addentrarsi in tutto e per tutto negli oscuri antri del funeral. Questa decisione può sorprendere molti ma non chi conosce la discografia dei Raventale, ricca di passaggi in cui il doom metal si delinea come elemento distintivo dell’approccio al black del progetto e, a dimostrarlo, c’è la partecipazione nel 2017 al Doom Over Kiev, probabilmente il festival più importante al mondo per quando riguarda il genere nel suo versante estremo. Non si può escludere che l’idea di incidere un album funeral sia nata a seguito di quell’esperienza ma, come detto più volte, tale approdo non lo si improvvisa se non si possiedono attitudine e conoscenza della materia. Il musicista ucraino, in un’ora esatta spalmata su cinque brani, regala un gioiello grondante dolore avvolto in un drappo melodico e atmosferico che nulla ha da invidiare alle grandi band del passato remoto (Shape Of Despair) e prossimo (Comatose Vigil, Colosseum); curiosamente, è più o meno contemporanea l’uscita di un altro meraviglioso album funeral “una tantum” da parte dei Red Moon Architect e questo particolare fa capire quanto la sensibilità musicale di compositori di alto spessore come lo stesso Astaroth Merc e Saku Moilanen si possa talvolta esacerbare, trovando il suo naturale sfogo nel più catartico dei generi musicali.

2019 – Ashen Dominion