Ancora da Seattle provengono i Blood of Sokar, quello che da alcune immagini alquanto ufficiose si deduce possa essere un duo. Sokar, nel pantheon egizio era il dio funerario della necropoli di Menfi ed era quello rappresentato come una sorta di mummia con la testa di falco. Il sound della band che vi dedica il moniker, in effetti, assieme a un incedere quanto mai orrorifico unisce un sentore di solennità che può rimandare a quelle piramidi in cui sono racchiuse da millenni segreti e misteri custoditi da entità striscianti che travalicano il concetto di vita e di morte. Dopo l’ep omonimo pubblicato nel 2017, i Blood Of Sokar non si risparmiano al momento di comporre il successivo lavoro, offrendo a una cerchia ristretta di appassionati piuttosto resistenti un full length, Ruina I & II, composto da undici brani per ben un’ora e tre quarti di durata. Quella proposta è una sorta di immersione prolungata, un’apnea che sembra non terminare mai, in funzione di un approccio ossessivo eppure non tedioso, anche se per forza di cose un’opera di tali dimensioni e sonorità deve essere centellinata, perché farla propria più volte per la sua intera lunghezza non sembra esattamente il modo migliore per assimilarla. L’apparente ripetitività è funzionale alla realizzazione di un vero o proprio macabro rituale da cui alcuni finiscono per essere respinti ed altri invece irrimediabilmente avvinti.

2019 – Autoprodotto