L’approdo a uno status importante da parte di una band ha quale effetto collaterale il contestuale aumento delle attese da parte di pubblico e critica; questo può portare paradossalmente alla sottostima di album che sarebbero ineccepibili se presi singolarmente ma che in un’ottica d’insieme magari non reggono il confronto con quelli precedenti.

Nel caso dei Doomraiser questo mi era già capitato in occasione di Mountains Of Madness rispetto a Erasing The Remembrance e la cosa si ripete in occasione del recente The Dark Side Of Old Europa se raffrontato a Reverse. Nel primo caso non mi aveva convinto l’incremento della componente psichedelica del sound rispetto al predecessore, mentre in quest’ultimo frangente a colpirmi in negativo è una sorta di normalizzazione del sound della band romana.

Intendiamoci, per quel che vale il pensiero i Doomraiser sono per distacco la migliore doom band italiana del nuovo millennio e l’ultimo lavoro ne rafforza la posizione anziché indebolirla, ma non posso fare a meno di rimpiangere quei tratti selvaggi e quell’urgenza che tracimavano da un opera come Erasing The Remembrance e che erano riemersi prepotentemente in Reverse.

2020 – Time To Kill Records