Quello che sembrava un ulteriore passaggio volto a consolidare lo status raggiunto, ovvero lo split album The Symmetry Of Grief con i russi Who Dies in Siberian Slush uscito nel 2014, segnava in realtà il canto del cigno della storia dei My Shameful, avviata da Sami Rautio all’inizio del nuovo millennio.
Ciò non rappresentava però la conclusione del percorso musicale del musicista finlandese che, nel 2016, riappariva con un progetto solista denominato Kadotettu (in finlandese, dannato) all’insegna di un black ambient dai tratti sovente rallentati e sperimentali, in tutto e per tutto una sorta di versione più claustrofobica ed esasperata a livello ritmico rispetto a quanto fatto con i My Shameful.
Tutto ciò costituiva il naturale preludio a We Were Always Alone, primo full length targato Oakmord; quella che a tutti gli effetti va considerata una diretta emanazione dei My Shameful (sul bandcamp viene riportata l’eloquente frase “out of the grave of My Shameful, into the woods of Oakmord”), inclusa la conferma alla batteria del più recente e consolidato partner di Rautio, il tedesco Jürgen Frohling, sembra ripartire da quel funeral più ortodosso dei primi album, continuando a non fare troppi sconti dal punto di vista dell’oscurità dei contenuti ma evidenziando un incedere più riflessivo e allo stesso tempo melodico.
La brevità del lavoro consente di apprezzare senza eccessiva fatica i quattro brani offerti, specchi fedeli di un genere interpretato senza fronzoli né contaminazioni, ma solo con un cuore gonfio di un senso di costante precarietà e inadeguatezza.

2020 – Autoprodotto