Nel funeral brasiliano trovano posto anche gli Aasverus, pur essendo interpreti non del tutto ortodossi del genere, imbastardito con il black metal anche in virtù di uno screaming efferato (pure troppo), e con lo sludge, questo più nell’esordio L.U.A.R. (2009) che non nell’ultimo Enígmas de Aasverus, lavoro dal quale non trapela comunque alcuna traccia di ammodernamento di uno stile consolidato ma che non lascia spazio a fronzoli o ad afflati melodico-atmosferici.

Nulla a che vedere, quindi, con la dolente eleganza degli Helllight: qui il sound si snoda sporco e arcigno ma non privo di fascino, tanto che una possibile definizione di funeral/black old school potrebbe calzare a pennello per la band fondata all’inizio del secolo dal vocalist Thrasher e dal drummer Mantus.
Aasverus è il nome del leggendario ebreo errante, ovvero di colui che interruppe apostrofandolo l’ascesa di Cristo al Calvario, ricevendone in cambio “l’omaggio” di un’immortalità senza pace e in costante movimento. La storia della band di Belo Horizonte, a ben vedere, ha un qualcosa che tiene fede al moniker, tra vorticosi viavai in formazione e un’alternanza tra scioglimenti e rinascite, un destino in perenne divenire che ha fruttato però solo due album in quasi vent’anni di attività.

2020 – Tales From The Pit Records