Anche gli Ecnephias sono una band la cui evoluzione nel corso di una quindicina d’anni si presta d una disamina fondata su una base di dati consistente. Dopo l’esplosione con Inferno nel 2011 e il suo magnifico seguito Necrogod due anni dopo, i successivi lavori avevano evidenziato un progressivo scostamento da atmosfere più aspre per approdare a una forma di gothic metal più edulcorata ma ineccepibile formalmente e ricca di brani di grande spessore qualitativo, disseminati nell’album auto intitolato In The Sad Wonder Of The Sun.

A tre anni di distanza il ritorno con Seven – The Pact Of Debauchery mostra una flessione che può anche essere fisiologica in una band che è sempre stata finora in costante ascesa, ma il timore è quello che a ciò non sia stata estranea l’uscita dalla band del compagno di vecchia data di Mancan, il tastierista  Davide Sicarius D’Andrea, il cui contributo in fase compositiva non era affatto marginale.

L’album mostra più di uno sprazzo degli Ecnephias del recente passato, con il meglio che corrisponde ai brani cantati in italiano e a qualche episodio più ritmato e incalzante, ma nel complesso offre più di altre occasioni la sensazione d’essere una raccolta di canzoni piuttosto slegate tra loro e in alcuni casi non del tutto a fuoco. C’è stato un momento nella metà dello scorso decennio in cui avrei scommesso del mio sulla definitiva consacrazione degli Ecnephias, anche da un punto di vista della popolarità e della diffusione commerciale della loro musica; ciò non si è verificato ed è un peccato perché ho la sgradevole sensazione che il treno giusto sia già passato, anche se spero con tutto il cuore di sbagliarmi e di ritrovare al prossimo giro quella stessa band che era stata capace di rielaborare al meglio la lezione dei Moonspell e dei Rotting Christ, ovvero il meglio del metal sudeuropeo.

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