Assieme a poche altre band come Saturnus o Swallow The Sun, gli Officium Triste si possono considerare a buon titolo uno dei nomi storici del melodic death doom. Se forse sono mancati nel corso di una lunga carriera i picchi qualitativi difficilmente eguagliabili raggiunti dai due gruppi precedentemente citati, è altrettanto innegabile che ogni album dei veterani olandesi si è sempre rivelato ben al di sopra della media per impatto emotivo . Non fa quindi eccezione questo ultimo The Death Of Gaia, il cui incedere malinconico e cullante viene sapientemente screziato come sempre dal growl di Pim Blankenstein, elemento che è divenuto uno dei marchi di fabbrica degli Officium Triste.

La prima parte del lavoro così non dà adito a dubbi di sorta, con due tracce come The End Is Nigh e Shackles che si pongono di diritto tra le migliori cose mai offerte dai nostri: mentre la prima scorre dolente e consolatoria come da manuale del genere, la successiva esibisce più volti e si fa ricordare per la sua indubbia intensità. Il lavoro si snoda seguendo una sua logica coerenza con brani di pregio che forse incidono un po’ meno dei precedenti ma che mantengono sicuramente elevato il livello medio della tracklist. L’incedere a tratti più ritmato e decisamente piacevole di Like A Flower In The Desert prelude a una chiusura nuovamente evocativa affidata a Losing Ground, brano in cui tracce di clean vocals introducono al drammatico connubio tra growl e chitarra solista.

La band olandese con questo ultimo lavoro, così come con i precedenti, non sposta gli equilibri all’interno della gerarchia del genere, ma fa comunque segnare a mio avviso un incremento della profondità e della focalizzazione sull’aspetto melodico dei brani rispetto al precedente Mors Viri. Oggi gli Officium Triste rappresentano una garanzia nell’esprimere un mirabile connubio tra asprezza e malinconia: tutto questo conduce a una fruibilità mai scontata, condizione irrinunciabile per qualsiasi album di fascia medio alta in ambito death doom melodico, genere che si fonda come pochi altri su atmosfere ariose e su una dolente evocatività che Pim e soci non fanno mai mancare.

2019 – Transcending Obscurity Records