Tentare di recensire un album dei Forgotten Tomb si rivela un esercizio quasi pleonastico visto che, quando ci si imbatte in un nuovo lavoro di una delle band più rilevanti di sempre nella scena estrema italiana, parafrasando una vecchia pubblicità, basta la parola.
Che non si equivochi, però, visto che quel datato spot raccomandava l’utilizzo di un noto lassativo: il nuovo album dei Forgotten Tomb non provoca sicuramente tali effetti ma si rivela, come prevedibile, l’ennesimo consistente tassello collocato all’interno di una discografia giunta con Nihilistic Estrangement al decimo lavoro su lunga distanza. Questo è quanto ed è tutto sommato superfluo addentrarsi in particolari disamine salvo affermare che quest’ultima opera non mostra cali di ispirazione né particolari variazioni su un tema che Ferdinando Marchisio e soci continuano a proporre a prova di ogni critica, visto che fin dalla prima nota di ogni loro album si individua subito chi ne siano gli autori, e ciò in qualche modo chiude ogni discussione sull’apparente ripetitività di una formula di successo.

2020 – Agonia Records