Philippe Tougas è uno dei musicisti con le idee più chiare e profonde attualmente in circolazione: le sue dichiarazioni rinvenibili sul web non sono mai banali ma, anzi, si rivelano sempre ricche di punti di vista talvolta illuminanti e comunque sempre intrise di un profondo amore per la musica in senso lato. Tougas ha atteso di trovare i musicisti giusti (soprattutto un batterista) per dare vita agli Atramentus, questo nonostante i brani che sono entrati a far parte di Stygian (salvo la più breve traccia ambient) risalgano addirittura al 2012. L’idea del musicista di Longueuil, figlio e nipote d’arte, visto che il padre e gli zii facevano parte della band heavy metal ottantiana D.D.T., è stata quella di voler fornire un prodotto di grande valenza artistica sotto ogni aspetto e per far ciò gli Atramentus sono dovuti diventare prima una band vera e propria, in grado di avvalersi di Greg Chandler per il mastering e di un artista di prim’ordine come Mariusz Lewandowski a disegnare la magnifica copertina. Il risultato finale non delude le aspettative del pubblico e soprattutto quelle dell’autore, visto che Stygian, che vede all’opera oltre a Philippe (voce e chitarra), Claude Leduc (chitarra), François Bilodeau (tastiere), Antoine Daigneault (basso) e Xavier Berthiaume (batteria), è un lavoro intriso di funeral genuino che prende le mosse dalle band che hanno fatto la storia del genere negli anni novanta, per poi rivestirsi di un retrogusto epico derivante dal concept incentrato sul viaggio di un cavaliere condannato dalla sua immortalità ad assistere alla morte del Sole e alla fine della vita sulla Terra, vagando per sempre su un pianeta gelido e ostile e soffrendo ogni tipo di dolore psicofisico senza neppure poter invocare l’estremo dono della morte. Il sound racchiude perfettamente queste esperienze, con la rinuncia a qualsiasi forma di ammiccamento melodico, nonostante l’importante uso delle tastiere, a favore di un approccio lento e opprimente. Se l’intento degli Atramentus è quello di far immedesimare l’ascoltatore nelle peripezie del protagonista l’obiettivo è stato centrato, laddove il senso di gelo viene acuito dall’uso disturbante della voce e di un accompagnamento sonoro essenziale, con tastiere tese rimarcare l’atmosfera di abbandono e solitudine del cavaliere errante.

2020 – 20 Buck Spin