In questo funesto 2020, una delle uscite più interessanti in ambito funeral death doom italiano (e, a mio avviso, non evidenziata come avrebbe meritato) è stata quella marchiata Scent Of Darkness, progetto solista del musicista torinese Gianluca Moreo. Insanitude è un lavoro relativamente breve per la media del genere, snodandosi per circa mezz’ora lungo quattro brani di notevole intensità, nei quali viene raccolto e rielaboralo l’esito di un logorio psichico esistenziale che Moreo ha voluto trasporre in musica. Questa è la chiave di lettura di un lavoro in cui i sentimenti dell’autore vengono esibiti senza mediazione alcuna, incluse quelle stesse imperfezioni che, paradossalmente, vanno ad arricchire l’opera piuttosto che limitarne la riuscita esacerbandone la spontaneità. Le dolenti linee chitarristiche di Gianluca vengono sorrette dal buon lavoro vocale di Lorenzo Telve, già suo compagno di avventura anche nei Vereor Nox, e tale connubio funziona molto bene all’interno di un sound a tratti intriso, a livello di attitudine, di un certo retaggio black death ma che ha, nel contempo, il grande pregio di non seguire fedelmente le linee guida delle più importanti band del settore. Insanitude è la richiesta d’aiuto derivante da un naufragio esistenziale che non viene messo in una bottiglia ed affidato alle onde ma è scagliato nell’etere attraverso la musica, uno dei più potenti mezzi espressivi di cui l’uomo disponga. Se poi questa è struggente, emozionante e soprattutto sincera, il doom nella sua variante estrema diventa il veicolo ideale per fare in modo che il messaggio raggiunga un numero di persone magari limitato ma con la necessaria predisposizione per accoglierne e condividerne le istanze.

2020 – Autoprodotto