Tra i lavori più interessanti e particolari usciti nel 2020 un occhio di riguardo lo merita Tunguska, primo lavoro su lunga distanza degli svedesi Aisumasen.
Partendo da una base sludge, il quintetto di Goteborg sembra inizialmente muoversi nell’alveo del sottogenere prima di esibire deviazioni repentine che lo porta a suonare a tratti come una versione deviata dei Type 0 Negative, incluso l’utilizzo in quei frangenti di vocalità affini a quelle del compianto Peter Steele in alternativa al canonico timbro di matrice sludge.
L’effetto complessivo è straniante e non sempre di facile decrittazione, alla luce anche di una durata complessiva prossima ai settanta minuti, ma della quantità di carne messa al fuoco dagli Aisumasen una buona parte risulta cotta a puntino, specialmente in quei momenti in cui il sound si fa più dolente e melodico, andando a ripescare anche le pulsioni più intimiste e funeree del capolavoro The Dead End dei connazionali Abandon.
Per riuscire ad apprezzare Tunguska bisogna scavare un po’, indubbiamente, ma la fatica alla lunga potrebbe essere ripagata ampiamente.

2020 – Social Blasphemy Records

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