Un’inquietante entità proveniente dal Sol Levante è quella denominata Begräbnis. La band di Sendai, nata come C’Est La Guerre, forse in ossequio al primo vocalist, il francese Nuclear Blasphemer, ha poi virato verso un moniker tedesco (il cui significato in italiano è rito funebre) e ha ingaggiato al microfono Fumika Souzawa, notevole interprete sia dal punto di vista vocale, con il passaggio da tonalità estreme a diverse timbriche più “femminili”, sia scenico. Il gruppo nei primi anni di carriera ha inciso solo due demo, Begrabnis (2012) e Neunundvierzig (2013), che ne hanno costituito a lungo il più cospicuo lascito musicale, ai quali vanno aggiunti i tre brani inseriti in altrettanti split album, ultimo dei quali risalente al 2017: in sostanza, poco più di un’ora di musica inedita proposta nell’arco di un decennio era abbastanza per farsi un’idea delle caratteristiche del sound offerto ma troppo poco per poter pensare di lasciare segni importanti. Il funeral dei Begräbnis fino a quel momento si rivelava ben poco lineare o scontato, vivendo di dissonanze industrial e sperimentazioni assortite che alla lunga finivano per diluire il disturbante impatto esibito allorché si limitavano a proporre un sound più semplice, crudo e lineare. In sintesi, quello che sembrava un combo in grado di scrivere qualche pagina di buon impatto aveva fino a quel punto disperso energie nei rivoli di uscite interessanti ma che, alla lunga lasciavano il tempo che trovavano. Dopo un silenzio abbastanza lungo arriva così quasi inaspettato, nell’autunno del 2020, il primo full length intitolato Izanaena, il lavoro capace di trasformare il bruco Begräbnis in una mortifera farfalla dalle ali nere. I quattro lunghi brani vedono finalmente realizzati i precedenti auspici: il sound si arricchisce di un elemento fino a quel punto sconosciuto come la melodia, inserita sempre in un contesto quanto mai angosciante e non del tutto scevro dell’indole sperimentale della band; questo consente al terrificante rantolo di Fumika di divenire esso stesso uno strumento portatore di sciagura e funesti messaggi così come la chitarra, volta a costruire dolenti linee in un contesto che, volendo fare un paragone, non si spinge così lontano dai migliori Worship. Ecco che allora i Begräbnis riescono a regalare un brano magnifico come Hangetsu (Haniwari), che il growl della Souzawa, a tratti incredibilmente contiguo a quello di Tomas Jensen, ci consente di ascoltare la realizzazione di un desiderio inconfessabile quale ascoltare i Saturnus in una versione dedita al più cupo e depressivo funeral doom. Le altre tre tracce presentano minori aperture ma restano ugualmente degli enormi macigni sonori che non fanno prigionieri, lasciando solo il desiderio di ripartire da capo alla fine dell’ascolto innescando una sorta di loop auto flagellatorio, da sempre scopo del trio nipponico in grado di realizzarlo compiutamente con Izanaena.

2020 – Weird Truth Productions 2021 – Viva Angel Press