Come avevo scritto in occasione del precedente Ways Of The Dead, i Frailty sognanti e melodici di Melpomene erano stati fagocitati da una realtà ben più aspra e corrosiva, per certi versi assimilabile ai Novembers Doom più grintosi per approccio al genere.

Tumši ūdeņi conferma l’approdo definitivo a questa forma di death doom che lascia ben poco spazio alla malinconia a favore di un impatto rabbioso che viene per certi versi esacerbato dall’utilizzo esclusivo dell’idioma lettone.

La band di Riga, così, avvalendosi della sempre notevole ugola di Martins Lazdāns, propone un album coeso e privo di sbavature in cui spiccano diversi brani tra cui l’ottima Es Degu (sto bruciando) accompagnata da un inquietante video che vede la protagonista finire per l’appunto sul rogo.

Nulla da eccepire, davvero, ma chi si era innamorato come me di un album magari imperfetto ma ricco di spunti memorabili come Melpomene, qualche rimpianto per il nuovo corso dei Frailty resta.

2020 – Autoprodotto