I tedeschi Lone Wanderer hanno iniziato il loro percorso nello scorso decennio, concretizzando il lavoro preparatorio con l’ep Principles nel 2014, seguito dal full length The Majesty Of Loss due anni dopo. I buoni di riscontri di critica non hanno certo messo fretta alla band di città per cui il successivo album su lunga distanza The Faustian Winter è arrivato solo nel 2020.

La grande ortodossia esibita fin da subito dai Lone Wanderer non viene meno neppure in questa nuova opera e il loro funeral doom, vero e proprio distillato della lezione dei connazionali Ahab e Worship con una massiccia iniezione di Mournful Congregation, continua ad abbattersi con tutto il suo carico di malinconico disincanto su ascoltatori che non chiedono altro. Ecco che Bruno Schotten e soci, pur non raggiungendo le vette dei gruppi storici, si confermano una validissima alternativa nei solitamente lunghi momenti di stasi tra un disco e l’atto degli stessi. I quattro lunghi brani lasciano ben pochi dubbi e ancora meno speranze: il futuro dell’umanità è tutt’altro che roseo.

2020 – Autoprodotto