Dopo le buone impressioni lasciate con il full length d’esordio Painful Shadow del 2017, i triestini Hadal tornano con un nuovo lavoro che, in sostanza, conferma il valoro complessivo del death doom tendente all’alternative che rende decisamente interessante l’offerta. Come già accennato parlando del precedente lavoro, gli Hadal stemperano le asprezze inserendo nelle loro composizioni una compente massiccia di quello che è stato il grunge novantiano, anche se in December ciò sembra venire in maniera minore rispetto al passato. Se questo sia un bene o un male non è facile stabilirlo, perché se da un lato la commistione con le sonorità di Seattle rende molto più orecchiabili i brani, un certo irruvidimento del sound gli conferisce a tratti una maggiore profondità. Nonostante i ragazzi giuliani siano musicisti di grande esperienza. December appare ancora una sorta di album di passaggio in attesa di una terza prova in grado di definire in maniera più precisa e compiuta la direzione stilistica da intraprendere, fermo restando che i nove brani offerti sono tutti di pregevole fattura ma, forse, leggermente meno ispirati e amalgamati nel loro dosare le diverse anime rispetto a quanto fatto con Painful Shadow.

2020 – Planet K Records